E comunque che il motivo sia futile è tutto da discutere.
Per esempio stavolta è stato al Gate dell'aeroporto.
Disarmante. Una fila di beoti, che suscitano forse più compassione che ribrezzo. Tutti in fila, davanti al gate sopra cui c'è uno schermo con l'inequivocabile scritta CHIUSO, accompagnata da una più piccola APERTURA GATE ALLE X, dove X è l'orario attuale + 40 minuti. Lì, in fila.
E c'è gente che si lamenta. Magari non ad alta voce, ma glielo leggi in faccia, tu sei lì seduto comodo, tranquillo, leggendo un buon libro, alzi lo sguardo, li vedi, un quarto sono girati verso di te, e hanno la faccia incazzata. Glielo puoi leggere nella linea tracciata dalle sopracciglia e sulle labbra serrate, "perché non aprono?!". Te la butto lì, forse perché c'è scritto che apre fra mezzora?
Ma per questi c'è ancora solamente un profondo disprezzo.
La compassione ti viene quando vedi i bambini disperati, che implorano la mamma "ma quanto maaaanca?! Ma quando aaaapre?!", appendendosi alle maniche delle giacche, stanchi, distrutti, e la mamma che li costringe a stare lì con un fantomatico "non fare storie, bisogna aspettare", che i bambini archiviano nella parte del loro cervello dedicata a "tutti i no che non ho capito", che al momento opportuno della vita snocciolerà uno alla volta un ricordo dal suo archivio per aiutarli a formarsi una coscienza e un super-io. Tranne questo "no", ovviamente, che resterà in quella parte del cervello a vita, e forse degenererà in un velato rancore verso i genitori. In questo caso sacrosanto.Ci sono anche persone anziane, lì in piedi, che aspettano solo di sedersi, ma se lo impongono, devono stare lì, in fila.
Roba da andare lì a chiedergli: "Ma se arrivi prima di me, cosa vinci?".
E poi aprono il gate, la fila chiaramente non si muove di un metro nel primo minuto, semplicemente si compatta, e contemporaneamente si allunga, tendenzialmente dei tre quarti delle persone rimaste sedute fino a quel momento, che sentendo la chiamata si agitano e si mettono in brava fila anche loro.
E ancora lì, a fare la fila. Un gregge di beoti. Quelli dietro allungano il collo, la faccia è quella del "ma allora, non si va avanti?!", altri si ricordano d'improvviso di qualcosa da cercare nella borsa e si mettono a cercarla di fretta, velocemente, per non perdere il turno, quello dietro si spazientisce, "cosa avrà da cercare adesso? Non poteva farlo prima, proprio ora che BISOGNA ANDARE AVANTI?!", bambini che si aggrappano, anziani stremati, tutti lì in una fila idiota. Li guardi lì, tutti assieme, e capisci perché il mondo ha i dittatori, capisci perché esistono le pubblicità, le multinazionali, il capitalismo, i disegni sulla cartaigienica, le democrazie occidentali. Questi si bevono di tutto, se gli dici che una cosa lava meglio di un'altra, te la comprano. Se gli dici che un'offerta è tutta intorno a loro, la prendono al volo. Ma li vedi? Questi si mettono in fila senza neanche lo sforzo di dovergli dare un premio, basta che gli crei competizione, basta che li fai entrare tutti, tutti, in un posto, ma li fai entrare uno alla volta, e questi si organizzano autonomamente per pestarsi i piedi e sgomitare. Poco importa se non cambia nulla se tu entri prima di me, anzi, non è neanche poco importante, è totalmente ininfluente, ma tanto mi basta, voglio entrare prima di te.Ed eccolo il premio, stare altri 20 minuti ad aspettare al di là del cancello l'arrivo del pullman. Ma almeno sono arrivato primo. E poi altri 20 minuti, ad aspettare seduto sull'aereo l'arrivo degli altri. Ma almeno sono vicino al finestrino.
E all'arrivo uguale, l'aereo si ferma, l'ultimo impercettibile movimento delle ruote si arresta, e via, competizione! C'è una porta stretta, ci si passa uno alla volta, e io ci passerò prima di te! E op! Tutti in piedi, istantaneamente, tirano giù le valigie, si infilano le giacche, e pronti. Fermi. Tutti lì, un'altra fila beota. Fermi. Immobili. Cominciano a sudare, infagottati, con le due valigie in mano. Pronti sulla linea di partenza. Altri minuti che passano. "Ma quando aprono?! Io devo scendere. Per primo".
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